NOTE BIOGRAFICHE

Nicolay Slavov Diulgheroff nasce il 20 dicembre 1901 a Kyustendil e muore il 9 giugno 1982 a Torino, in Italia.
Origini e ambiente familiare
Nasce nella famiglia del tipografo Slavi Dyulgerov e di Tena Ceclareff. Nel 1890 il padre, insieme allo zio Nikola G. Dyulgerov, fonda la prima tipografia della città, «Saedinenie» («Unione»). In seguito Slavi ne diventa l’unico proprietario e la sviluppa come casa editrice, stampando letteratura scolastica, per l’infanzia, sportiva e liturgica. La famiglia è progressista per l’epoca e ha tre figli maschi, dei quali Nicolay è il più giovane.
Secondo il certificato di battesimo, il suo nome battesimale è Nikola. Successivamente, dopo essersi trasferito all’estero, comincia a firmarsi Nikolay / Nicolay / Nicola Diulgheroff.
Fin dalla più tenera età lavora nella tipografia paterna insieme ai fratelli. Durante la Prima guerra mondiale, quando il padre viene mobilitato, Nicolay assume parte del lavoro. Qui acquisisce competenze pratiche di tipografia, composizione, impaginazione e stampa, il suo primo incontro significativo con la grafica e la cultura visiva.
Fin da bambino manifesta un forte interesse per il disegno. A 14 anni (1915) partecipa a una mostra collettiva a Kyustendil. A 16 anni realizza un progetto architettonico per una casa di famiglia. Partecipa anche a una mostra nel 1918. Queste opere giovanili sono oggi considerate perdute.
Formazione e primi anni (1920-1925)
Nel 1920, con il sostegno dei due fratelli maggiori e consapevole che non erediterà la tipografia, parte per Vienna.
Si iscrive alla Kunstgewerbeschule (Scuola di arti applicate), dove studia fino alla fine del 1921. Partecipa alle mostre annuali degli «Amici dell’arte» (Kunstfreunde).
Nel 1922 prosegue gli studi a Dresda, presso la scuola privata di Hans Haffenrichter, Neue Schule für Kunst und Grafik «der Weg» («La via», Nuova scuola d’arte e grafica). Qui tiene le sue prime mostre personali e partecipa a una mostra a Berlino.
Nel 1924 organizza una mostra personale a Sofia, in una galleria al numero 16 di via Aksakov. Torna poi per un breve periodo a Kyustendil, lavora nuovamente nella tipografia paterna e cerca opportunità come architetto.
Torino e il periodo futurista
Nel novembre 1926 si trasferisce definitivamente a Torino con la moglie Ljuba Gabrovska, conosciuta attraverso legami familiari e sposata in Bulgaria. Si iscrive alla Scuola superiore di architettura dell’Accademia Albertina e si diploma con lode nel 1932. In seguito ottiene la cittadinanza italiana. Rimane a Torino fino alla fine della sua vita e viene nominato cittadino onorario della città.
Già prima del suo arrivo aveva intrattenuto una corrispondenza con Filippo Tommaso Marinetti. A Torino entra in contatto con Luigi Colombo, noto come Fillia, il leader del gruppo futurista torinese, e aderisce presto al secondo Futurismo. Dal 1927 comincia a esporre regolarmente con il gruppo.
Diulgheroff porta nel Futurismo italiano la propria cultura costruttivista mitteleuropea. Unisce il rigore geometrico e la funzionalità del Bauhaus al dinamismo, all’estetica della macchina e al culto della velocità futuristi. Crea uno stile ibrido caratteristico, chiaro e strutturato, ma ricco di energia.
Principali ambiti creativi
- Pittura e collage: composizioni astratte e semi-astratte, spesso con piani di colore che si intersecano.
- Grafica e manifesto: campagne pubblicitarie per Cinzano, Campari e Amaro Cora.
- Design d’interni e arredamento: progetta mobili, lampade, ceramiche e oggetti in cristallo.
- Architettura: Casa Mazzotti ad Albisola (1934), il padiglione Cora alla Fiera di Bari (1935), numerosi interni e, in seguito, discoteche e club.
- Collaborazione con Fillia: insieme progettano gli interni della taverna futurista Taverna Santopalato. Diulgheroff propone il piatto pollofiat, incluso nel «Manifesto della cucina futurista» (1930).
Partecipa a oltre 40 mostre, tra cui la Biennale di Venezia (dal 1928 al 1942), ed esposizioni a Milano, Parigi, Lipsia, Barcellona, Mosca e altrove. Collabora alle riviste «La Città Futurista», «La Città Nuova» e «Stile Futurista».
Gli anni successivi e la famiglia
Dopo la Seconda guerra mondiale continua a lavorare attivamente. Dalla metà degli anni Sessanta il figlio Romano Diulgheroff entra nel suo studio. Insieme progettano numerosi luoghi di intrattenimento, tra cui discoteche, club e alberghi (Sporting Club Santhià, Pick Up a Torino, Il Patio, Hotel Alexandra e altri).
Negli anni Sessanta riceve medaglie d’oro: il premio «Città di Torino» (1967), il premio «Città di Firenze» (1967) e una medaglia del Politecnico di Torino (1968).
Morte ed eredità
Muore il 9 giugno 1982 a Torino, all’età di 80 anni.
Le sue opere sono conservate nella Galleria degli Uffizi a Firenze, nella Galleria Nazionale d’Arte Moderna a Roma, in collezioni torinesi, nella Galleria d’arte «Vladimir Dimitrov–Il Maestro» a Kyustendil e in numerose collezioni private. L’archivio di famiglia a Torino custodisce una parte significativa della sua eredità.
In Italia è riconosciuto come una figura importante del secondo Futurismo. In Bulgaria rimane a lungo quasi sconosciuto, sebbene l’interesse nei suoi confronti sia cresciuto negli ultimi decenni. Nel 2023 viene inaugurata a Torino una targa commemorativa in suo onore.
Nicolay Diulgheroff rimane un esempio significativo di artista bulgaro capace di inserirsi nelle correnti più radicali dell’avanguardia europea e di creare una sintesi originale tra il costruttivismo del Bauhaus e il dinamismo del Futurismo italiano.